Cristian Ceresoli Interview / La Rivolta della Gioia
by Andrea Frambosi, L’Eco di Bergamo, 20 July 2026
«La gioia in scena contro i tempi bui»
BiG deSidera. Cristian Ceresoli stasera nel cortile di Palazzo Frizzoni con il suo musical poetico tra Vangelo, danza e teatro: «Canteremo la nostra indignazione assieme al pubblico, con una ribellione mite e festosa»
Si definisce prima di tutto uno scrittore e un poeta Cristian Ceresoli, partito da Bergamo a 17 anni e diventato cittadino del mondo dove ha poi incontrato la musica, le arti performative e il teatro e dove si è formato alla scuola di alcuni maestri come Gabriele Vacis, ma anche Aldo Capitini, Danilo Dolci, Goffredo Fofi. Cristian Ceresoli ha scritto e diretto lo spettacolo intitolato «La rivolta della gioia», che viene presentato stasera (ore 21.15) a Bergamo, nel cortile di Palazzo Frizzoni, in piazza Matteotti (in caso di maltempo a CULT! Auditorium in Piazza della Libertà). Lo spettacolo, a ingresso gratuito, è sold out ma è possibile iscriversi alla lista d’attesa sul sito www.teatrodesidera.it.
In scena Silvia Gallerano, Fabio Monti (voce), alla fisarmonica Gianluca Casadei, alle lettere di un bambino a Dio Nicola Ceresoli. Coretto della gioia con Lara e Nicola Ceresoli, Olivia Monti, Teresa Monti, Francesca Risoli, Federica Ugolini. Si tratta di una produzione del Popolo Migrante di Spin Time, Frida Kahlo Productions, in collaborazione con Mismanonda e il contributo di Teatro di Dioniso, Produzioni Fuorivia, Teatro de Gli Incamminati e la comunità della Scuola di Donato di Roma. L’evento è presentato in collaborazione con il Comune di Bergamo come anticipazione del calendario di iniziative dedicate alle celebrazioni di Sant’Alessandro 2026, curate dall’assessorato alla Cultura.
«La parola che risuona di più è la gioia che, di questi tempi, sembra un’utopia – ha sottolineato Giacomo Poretti che, insieme a Gabriele Allevi e Luca Doninelli, è uno dei direttori artistici di deSidera Teatro Festival –. Eppure, il testo dello spettacolo, di Cristian Ceresoli, ottimamente interpretato, ci porta dentro a questa possibilità in questi tempi bui».
«La rivolta della gioia» è il primo dei tre spettacoli insieme a «Veni, a Goodbye» (in scena domani e mercoledì) e «Playing Shylock» (in scena il 22 luglio), della nuova iniziativa targata deSidera Festival e denominata «BiG deSidera».
Ceresoli, ci accenni qualcosa del suo percorso artistico.
«Per un poeta, autore indipendente, oggi è sicuramente il mondo delle arti performative, del teatro, quello dove ci sono più margini e libertà di espressione e poter parlare liberamente al pubblico. Il teatro mi ha portato poi alla grande vittoria del Fringe al Festival di Edimburgo nel 2012. Tra poco invece uscirà il mio nuovo libro intitolato “Underman” che vuole essere il contrario di Superman».
A Bergamo approda ora con questo «La rivolta della gioia», uno spettacolo che ha avuto e sta avendo un grandissimo successo e che è stato definito in molti modi: un Vangelo rivoluzionario, un Vangelo rock, una via di mezzo tra «Jesus Christ Superstar» e «Mistero buffo». In somma, cos’è questa «Rivolta della gioia»?
«Sono tutte definizioni corrette, mi ci ritrovo appieno. Essere accostato a “Mistero buffo” di Dario Fo è un’emozione gigantesca così come a “Jesus Christ Superstar” per il suo punto di vista politico radicale. Il Vangelo che ho riletto, e che mi ha riportato alla mia adolescenza, è stato un grande innamoramento».
Quindi, lo spettacolo è basato essenzialmente sul Vangelo?
«Come base direi la storia popolare dei Vangeli: la Natività, i miracoli come quello delle nozze di Cana e la Passione. Mi ha spinto il fatto che trovavo troppo razionalizzato il Vangelo e invece negli originali ho trovato molta poesia e poesia per me significa musica. Quindi per prima cosa mi sono chiesto come potrebbe tornare in musica il Vangelo. E ho deciso di metterlo in musica portandolo all’interno del conflitto israelo-palestinese laddove la vittima non è Cristo adulto di 33 anni ma un Cristo bambino».
Possiamo quindi definirlo un musical o comunque uno spettacolo musicale?
«A me piace definirlo un musical, solo che gli attori-cantanti si trovano davanti a un leggio con uno spartito dove non ci sono le note ma le parole. Saranno le persone che ascoltano che si metteranno a ballare, quindi è un musical dove si recita e si canta. Possiede quindi i due elementi del musical che diventano tre perché è il pubblico che non potrà fare a meno di mettersi a ballare. Tecnicamente lo potremmo definire uno spettacolo musicale di teatro-canzone, però insisto che secondo me è un musical perché è una danza interiore, una danza ribelle, festosa».
Quindi porta a coinvolgere il pubblico.
«Il pubblico è estremamente coinvolto sia dal punto di vista maieutico della narrazione sia dal punto di vista di sentire l’impulso irrefrenabile di cantare in coro e ballare. Questa è la nostra proposta e abbiamo visto che funziona».
L’interprete principale è la sua compagna Silvia Gallerano ma ci sono anche Lara e Nicola Ceresoli, che sono i vostri figli.
«Sì, è interpretata principalmente da Silvia Gallerano che è di nuovo protagonista di un’acrobazia prodigiosa. E sul palco con noi, come conseguenza diretta della nostra vita di artisti, ci sono Nicola che, oltre a far parte del coro, è l’attore giovane, e Lara. Poi a seconda delle esigenze vengono coinvolti anche altri membri di questa sorta di famiglia allargata. Abbiamo pensato come mamma e papà, come artisti, di renderli partecipi della storia».
Lo spettacolo viene presentato a Bergamo all’interno di Palazzo Frizzoni, la sede del Comune, proprio nel cuore dell’istituzione.
«Sono molto contento. Devo ringraziare di questo Gabriele Allevi, che è una di quelle persone curiose cui va tutta la mia stima, non tanto per una questione personale ma perché lui ha visto nascere questo progetto fin dall’inizio. Ne ha intuito il potenziale e con la sua pazienza, il suo grande cuore, lo ha portato fino a questa centralità. Sono contento che i miei ormai anziani genitori possano venire nel centro della città di Bergamo e trovare in questa centralità questo Vangelo. Sono molto grato a Gabriele e anche a tutte le persone delle istituzioni che lo hanno reso possibile. Sono davvero molto contento perché bisogna assolutamente cantare la nostra indignazione, dismettendo le armi dell’aggressività e della violenza e se le istituzioni accolgono una proposta dolce, mite, non violenta, poetica, festosa, allegra, che si ribella con coraggio dicendo le cose come stanno, evviva le istituzioni».