L’Eco di Bergamo / La Rivolta della Gioia: chiede di tornare bambini
by Andrea Frambosi, L’Eco di Bergamo, 21 July 2026
NEL CORTILE DI PALAZZO FRIZZONI LO SPETTACOLO DI CRISTIAN CERESOLI
«La Rivolta della Gioia» chiede di tornare bambini
«A 12 anni dipingevo come Raffaello, ma ci ho messo tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino» diceva di se stesso Pablo Picasso. Fuor di metafora: vogliamo crescere? Vogliamo cambiare il mondo? Torniamo bambini! Ce lo dice chiaro e tondo, senza un filo di retorica, questo meraviglioso «La rivolta della gioia» di Cristian Ceresoli presentato nel cortile di Palazzo Frizzoni, la sede del Comune di Bergamo (tra il pubblico anche la sindaca Elena Carnevali, l’assessore alla Cultura Sergio Gandi e la presidente del Consiglio comunale Romina Russo), nell’ambito di BiG deSidera, la Nuova piccola-grande rassegna nata all’interno del Festival deSidera. Già presentato con successo sia in Italia sia all’estero, recensito dalla stampa nazionale e straniera in termini che definire entusiastici è poco, il lavoro è stato presentato nel cortile di Palazzo Frizzoni anche perché l’evento è in collaborazione con il Comune come anticipazione del calendario di iniziative dedicate alle celebrazioni di Sant’Alessandro 2026, curate dall’assessorato alla Cultura.
Uno spettacolo proteiforme questo «La rivolta della gioia», imprendibile (oltre che imperdibile): credi di averlo capito e invece ti spiazza subito. Ti ha appena fatto sussultare che subito ti fa sorridere, sussurra il testo e subito esplode in una sfrenata cavalcata sonora: uno spettacolo che ti parla e ti ascolta, si apre al pubblico coinvolgendolo e trasmettendo una carica di adrenalina che invita ad assecondare i suoi ritmi. Che porta lo spettatore a compiere un viaggio che è diegetico ed extra diegetico insieme: si ha come l’impressione di essere partecipi del lavoro e, allo stesso tempo, di osservarsi dall’esterno, di essere parte di quella gioia che lo spettacolo chiama a condividere. «Figlio della gioia» viene infatti definito Gesù sin dal momento della nascita in quella «baracca con il tetto di lamiera» perché certo che la base del lavoro è il Vangelo (alcuni episodi), certo che ci sono il bue e l’asinello ma siamo anche qui e ora, nella Palestina di oggi, non per una banale «attualizzazione» del messaggio evangelico ma per renderlo ancora più universale.
Un messaggio che il cast sulla scena – Silvia Gallerano, Stefano Piro, Gianluca Casadei, Fabio Monti, Francesca Risoli, Federica Ugolini e Lara Ceresoli (coro) insieme al piccolo Nicola Ceresoli con le sue lettere di un bambino a Dio, – trasmette attraverso un’energia che diventa subito contagiosa: parola, canto, gesto, ballo, danza, sussurri e grida guidano lo spettatore in questo viaggio.
Un viaggio che sembra portarci «al termine della notte» là, sul Golgota, mentre nel finale sembra incurvarsi su se stesso e con una sorta di dissolvenza: il corpo di Cristo si trasforma, rimpicciolisce, si fa sempre più piccolo, torna bambino. Il bambino che dovremmo tornare a essere tutti: la rivolta dei bambini, la rivolta della gioia: perché «se non si grida evviva la libertà ridendo – scrive Ceresoli citando Pasolini – non si grida evviva la libertà».
Per cercare di afferrare questo lavoro che abbiamo definito inafferrabile (anche se basta poco per farlo proprio) la critica si è sbizzarrita nei paragoni e nelle definizioni parlando di un Vangelo rock, un Vangelo rivoluzionario, una via di mezzo tra «Jesus Christ Superstar» e «Mistero buffo»: tutto vero e plausibile come ci aveva confermato lo stesso Cristian Ceresoli (volendo ci sarebbero anche rimandi al cinema di Pasolini, a «Il mondo salvato dai ragazzini» di Elsa Morante, qualcuno ci ha sentito echi delle musiche di Vinicio Capossela o di Goran Bregovic). Tutto vero, tutto lecito ma di fatto «La rivolta della gioia» è un lavoro unico e inimitabile, pervaso da un’energia e una forza che capita di rado percepire in uno spettacolo.